XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO C
- sgiuseppesv7
- 4 ott 2025
- Tempo di lettura: 4 min

Non è facile stare davanti alla parola di Dio di oggi se la mettiamo in relazione alle realtà esterne che viviamo.
Ascoltando la prima lettura non ho potuto fare a meno di guardare alle molte guerre che vive il nostro pianeta: guerre militari, guerre civili, guerre sociali e guerre familiari.
Dice Abacuc:
“Fino a quando, Signore, implorerò aiuto
e non ascolti,
a te alzerò il grido: «Violenza!»
e non salvi?
Perché mi fai vedere l’iniquità
e resti spettatore dell’oppressione?
Ho davanti a me rapina e violenza
e ci sono liti e si muovono contese”.
È l'urlo della nostra umanità, è l'urlo dell'umanità di ogni tempo davanti al mistero del male, alla morte, la malattia e alla sofferenza.
Il silenzio di Dio sembra dominare la storia dell'uomo perché noi vorremmo che lui ci risolvesse tutto, come bimbi incapaci, vorremmo le soluzioni facili.
Beh per noi cristiani non ci sono soluzioni facili, non ci sono soluzioni magiche e non ci andrà meglio degli altri la vita.
Essere battezzati, essere in chiesa e fare un cammino di fede non ci rende la vita più facile bensì molto più difficile.
Questo è un grande insegnamento che avremmo dovuto interiorizzare sin da bambini: i problemi il Signore non te li risolve perché ha messo te a risolvere i problemi della realtà a partire dai tuoi problemi.
Questo può farci arrabbiare, può farci decidere di lasciare il percorso della fede, ci può scandalizzare e ci può mettere in difficoltà però la scelta se stare su questo cammino oppure no sta a noi.
I doni per affrontare questo percorso li abbiamo, bisogna aprire bene gli occhi del cuore e della mente, ma possediamo ciò di cui abbiamo bisogno.
Gesù dice che se avessimo fede come un granellino di senape potremmo fare grandi cose… e noi subito a pensare a miracoli, segni e prodigi.
Non è questo che sta dicendo Gesù! La fede piccola e la fede quotidiana è quella che ci permette di mettere in atto azioni piccole e concrete.
Sei giovani che decidono di passare del tempo tra loro in parrocchia, con il parroco, ragionando su tante cose belle invece che drogarsi… questo è un miracolo che ha generato lo sguardo di fede di alcuni adulti su questi giovani.
Un genitore che trova il tempo di parlare con i propri figli in mezzo ai molteplici impegni della vita, che trova il tempo di portarli a catechismo e sport… questo è il miracolo di un genitore che desidera guardare in faccia il proprio figlio.
Avere mezza Italia in piazza, pacificamente, a manifestare per chi è lontano e subisce violenza… un'Italia che per una volta non è egocentrata ed egocentrica, ma che sa guardare al dolore di qualcun altro. Questo è il miracolo di un popolo che è ancora capace di sognare e che ha fede che le cose possano cambiare.
Non abbiamo bisogno che il Signore faccia a piovere fuoco dal cielo, che risusciti morti, che guarisca le nostre malattie, ecc… abbiamo bisogno di un Dio che ci aiuti ad avere fiducia in questa umanità, che ci aiuti ad avere fiducia in lui e che si metta accanto a noi, non per risolverci problemi, bensì per fare un pezzo di strada con noi.
I miracoli più grandi, con l'aiuto del Signore, li facciamo noi!
Forse la parte più difficile per noi è quella di essere servi inutili cioè senza merito.
Nessuno di noi vive con serenità questo aspetto della fede, ma è il vero aspetto di una vita di servizio.
Nei credenti non facciamo volontariato bensì ci mettiamo a servizio gli uni degli altri ed essere a servizio implica che non mi spetta nessun merito!
Andiamo alla radice del perché facciamo le cose…
Faccio le cose perché amo? Faccio le cose perché è giusto farle? Faccio le cose perché è un mio dovere? Faccio le cose perché voglio sentirmi più importante e voglio un “grazie”?
Qualunque risposta diamo a queste domande essa non è sbagliata, ma porta a un esito umano e spirituale profondamente diverso.
Gesù ci dice che il modo migliore per vivere una fede concreta e che non delude è quella di essere serviti inutili cioè la ricompensa e il riconoscimento è già nell'azione stessa che stiamo compiendo.
Dobbiamo uscire e abbandonare per sempre quella dimensione di fede che ci hanno inculcato prima di noi che è una fede magica e miracolistica dove, passatemi la frase forte, dove tutto è troppo nelle mani di Dio e diamo a Dio responsabilità che lui non ha.
Io credo che nella vita tutto sia legittimo, anche abbandonare certi modelli di religiosità e anche abbandonare la chiesa se si pensa sia giusto, ma non possiamo permetterci l'arroganza di pensare che Dio deve risolvere i nostri problemi.
Il Signore non ci tratta da scemi, ne ci tratta da bambini capricciosi, ci tratta da adulti!
Perché vogliamo essere adulti su tutte le cose della vita, ma poi non lo vogliamo essere nella relazione con Dio? Perché non vogliamo essere adulti nella totalità della nostra vita?

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