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Cristo Re dell'universo

Le letture della liturgia di oggi ci pongono dinanzi a tre situazioni apparentemente contrastanti di cui due gioiose e una apparentemente triste.

C'è la gioia del Popolo nello scegliere Dio e Davide come guida.

Nella seconda lettura c'è Paolo che scrivendo ai colossesi e ribadisce non solo dei contenuti di fede bensì dice la ragione della gioia cristiana.

Il vangelo invece dice il dolore della croce, la fatica di Cristo per redimere il mondo. Paradossalmente è proprio quest'ultimo testo che da pieno compimento alle altre due letture, che dà un senso alle altre letture.

C'è un canto che dice: nostra gloria è la croce di Cristo.

Se è vero che nella spiritualità cristiana il centro non è il dolore della croce bensì la gloria della resurrezione, resta pur vero che la croce è un passaggio obbligatorio per giungere alla gioia piena.

La croce è quel trono scomodo che tutti per natura abbiamo, ma che può diventare il trampolino di lancio per una vita piena.

Da tanto tempo sto ragionando su questo trono scomodo, ma necessario…

Ciascuno di noi ha le sue fatiche, i suoi dolori e a volte mancano le energie per poter stare in quel dolore.

Il mistero del male e il mistero del dolore sono insondabili e forse non ne troveremo mai una spiegazione sufficiente al nostro intelletto.

Se è vero che per tanti il tempo della croce è un tempo che può condurre all'autodistruzione, per tanti altri diventa palestra di vita.

Mi vengono in mente i lutti, le malattie, le fatiche della vita, le separazioni e i divorzi, la fine apparente di un cammino vocazionale, le depressioni, ecc… tutti luoghi e tempi di dolore a volte anche molto profondi. Sono tempi che vorremmo evitare, esattamente come quando Gesù chiese nell'orto di poter evitare la croce, ma sono tempi che potrei dire non semplicemente inevitabili bensì necessari.

Sono dei tempi in cui ci si mette alla prova la nostra vita per aiutarci a saggiare la nostra fede.

Essere cristiani significa anche questo, soprattutto questo.

Troppo spesso abbiamo vissuto e abbiamo educato i giovani a una spiritualità inconsistente, priva di difficoltà, priva di fatica.

Il cristianesimo non dona buoni sentimenti, non facilita la vita e sicuramente non risolve i problemi… mi verrebbe da dire esattamente tutto il contrario.

Eppure nella complicazione di un cristianesimo vero, di un discepolato autentico, si manifesta la gioia piena.

Conosco persone radicate nella fede, non è detto che frequentino sempre la chiesa, assolutamente serene… sicuramente più felici e serene di me.

Non si tratta di persone superficiali bensì di persone che hanno ben interiorizzato il percorso cristiano, hanno ben interiorizzato che Dio non si sostituisce a noi nei nostri problemi bensì ci aiuta ad attraversarli.

Come diceva don Tonino Bello “il Signore e problemi non li risolve bensì da il senso”.

Il nostro re dell'universo è un re perdente, sfigato, che si fa crocifiggere e muore pur di fare luce nella nostra vita.

A noi discepoli non è richiesto un percorso diverso, ma ciascuno ha il proprio percorso normale di luci e ombre.

La regalità di Gesù non è divina bensì passa attraverso l’esperienza umana, scomodissima, della fatica.

Alla fine di questo anno liturgico vogliamo tornare alla semplicità di una salvezza che passa attraverso la normale esperienza umana fatta di croci, gioie e ordinari gesti di gentilezza reciproca.


 
 
 

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