XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO C
- sgiuseppesv7
- 20 set 2025
- Tempo di lettura: 2 min

Potremmo dire che le letture di questa domenica sono chiaramente orientate verso una morale cioè verso un comportamento concreto.
La Scrittura non ha l'intento di obbligare ad un certo comportamento bensì di dire cosa è importante per Dio e quindi cosa potenzialmente può farci vivere una vita più bella, serena e qualitativamente migliore.
Vorrei però sottolineare che la Scrittura, nel suo insieme, propone molte forme morali non perché vuole che le seguiamo tutte bensì perché noi siamo diversi e ciascuno di noi deve trovare la propria forma.
Alcune regole sono più universali mentre altre sono più soggettive.
Di tutto però ci verrà chiesto di rendere conto al Padre…ci saranno cose che per me saranno virtù e per altri peccato. Ciò che guida una vita cos'è: la regola oppure l'amore?
È la distinzione tra la morale e il moralismo. Il moralismo è un insieme di leggi vuote che sottolineano in maniera tranciante ciò che è buono da ciò che è cattivo come se fosse oggettivo e universale.
La morale nasce da delle indicazioni che mutano in base alla situazione, al luogo, alle persone, ecc… vanno alla radice di un comportamento e diventano morali nel momento in cui questo comportamento è volto all'amore di se stessi e del prossimo.
L'amministratore disonesto viene lodato non in quanto disonesto bensì in quanto riesce ad inclinare a proprio favore, con mezzi leciti e illeciti, coloro che prima erano contro di lui.
Allora Gesù chiede a noi di utilizzare gli strumenti che abbiamo per conquistare l'amore degli altri, non in modo utilitaristico come fa il servo disonesto, ma con la stessa libertà.
Se il denaro diviene un fine e non un mezzo per raggiungere la felicità, il denaro ci condanna. Ci condanna sia che l'abbiamo sia che non l'abbiamo, sia siamo ricchi sia che siamo poveri.
Ci sono persone che sono piene di soldi e il loro obiettivo non è vivere, ma fare altri soldi strumentalizzando anche le relazioni.
Ci sono persone povere che fanno di tutto per avere soldi e utilizzano le relazioni e le cose per arrivare ad averne altri.
Non è la ricchezza e non è la povertà che ci dannano, ma ci danna ciò a cui noi attacchiamo il cuore… anche quando questo attaccamento potrebbe umanamente sembrare legittimo.
Su questo nessuno è schermato e protetto: né il Papa, né il clero, neppure laici. Tutti siamo sotto attacco, tutti siamo esposti.
Ci sono persone, grazie a Dio ne conosco tante, che sono disposte a spendersi in tutto e per tutto pur di stare nelle relazioni (familiari, educative, lavorative).
Dobbiamo crescere nella libertà anche a costo di uscire dalla nostra comfort zone.
Non è semplicemente una questione di libertà e di felicità emotiva bensì è una questione di felicità del cuore, di salvezza di vita.
La fedeltà nelle cose piccole riguarda proprio le cose piccole della nostra vita. Sei fedele a quel rapporto di amicizia così complicato? Sei fedele agli impegni che hai preso anche con te stesso? Il tuo cuore è fedele alla bellezza e all'amore che vede chiaramente?
È dalle piccole cose che nasce la vera fedeltà, che non è impeccabilità, bensì è tentare di rimanere perseveranti in ciò che è bene e buono.

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